Golden Week

maggio 15, 2010

Rieccomi!

Dunque faccio un attimo mente locale per ricordarmi a che punto era rimasto con la storia e per tentare di ricordare che cosa è successo dall’ultima puntata… ecco; ci sono: la Golden Week.

La Golden Week è una settimana in cui 6 giorni sono di ferie. In Giappone il concetto di vacanza è piuttosto diverso da come lo conosciamo noi; le vacanze personali sono molto poche, spesso pochi giorni solamente. Per contro in Giappone esistono una miriade di giorni di ferie nazionale e per legge se cadono nel week-end vanno recuperati in settimana e vanno a cadere dunque di lunedì. Niente anni sfortunati quindi. Oltre alle ferie nazionali esistono poi le vacanze di azienda, in cui l’intera fabbrica chiude e tutti vanno in vacanze nello stesso periodo. Globalmente quindi i giapponesi non fanno molte meno vacanze di noi europei ma semplicemente sono poco liberi di scegliere quando farle.
La Golden Week (GW) come detto è in pratica una settimana di ferie in tutto il Giappone. È importante sottolineare questo aspetto: tutto il Giappone, l’intero Giappone, quasi 130 milioni di persone in un’isola piuttosto piccola che partono per le ferie lo stesso giorno. Una sorta di Ferragosto quindi, ma ancora più in grande. Per dare un’idea delle dimensioni i biglietti aerei per andare all’estero costano 3 volte di più del solito durante la GW e alla fine delle vacanze l’autostrada principale che rientra a Tokyo aveva quasi 40 km di coda!
Sconsigliato quindi (a meno che non si è pazzi come i giapponesi) mettersi in viaggio per la GW. Infatti seguendo i consigli ho evitato i viaggi. Nonostante ciò sono riuscito a rendermi la settimana parecchio impegnata.
Nei primi due giorni non ho fatto niente di particolare; il primo mi sono riposato e il secondo (venerdì) avevamo invece lezione (molti fanno il ponte per fare una settimana filata, ma non la nostra scuola).
Sabato, approfittando dell’estate che ha iniziato a farsi notare, io e Aris (un altro svizzero) ci siamo incontrati con 4 giapponesi per giocare a baseball in un parco un po’ fuori città. Il baseball è lo sport più popolare in Giappone. Molti credono sia il sumo, invece nonostante questo rimanga ovviamente lo sport più rappresentativo e tradizionale, per popolarità è superato dal baseball. È strano quanto in Giappone abbia importato dagli Stati Uniti, nonostante siano stati proprio loro a sganciare due bombe atomiche su Hiroshima e Nakasaki.
In serata siamo andati tutti quanti al Karaoke (dove se no?) per concludere in bellezza una stupenda giornata.

Domenica mi sono dovuto alzare relativamente presto (considerando che la serata di sabato si è inoltrata ben oltre le aspettative) per un doppio incontro nella vicina città di Toyama.
Per spiegare chi dovevo incontrare devo fare una breve introduzione di mixi.
In Giappone se chiedete ad un giovane se ha facebook vi risponderà con smorfia e verso (in stile esageratamente giapponese) per dire che non ha mai sentito parlare di quella parola. Ovviamente in un paese così tecnologico e virtuale come il Giappone le reti sociali esistono. Quando facebook è stato creato, quindi, i giapponesi già avevano una rete loro, mixi per appunto. mixi è molto simile a facebook se si vuole essere molto concisi, si possono avere amici, mandare messaggi e scrivere quello che si pensa. In realtà le differenze sono molto grosse, specie per quel che riguarda l’accesso e l’uso.
Accesso: per entrare in mixi serve l’invito di un membro e è necessario avere un numero telefonico giapponese; in breve per essere membri di mixi bisogna vivere in Giappone.
Uso: mixi è piuttosto serio come servizio. Sulla pagina personale spesso la gente scrive le scuole che ha frequentato o parla della propria vita e di quello a cui sono interessati. In genere gli amici sono intorno alla cinquantina e spesso solo se si è veri amici nella vita reale si è anche amici su mixi. Inoltre in mixi i giapponesi scrivono molto poco, ma viene più che altro utilizzato per e-mail.
Una differenza fondamentale tra mixi e facebook è però quella che in mixi si può vedere chi ha visitato la propria pagina.
Visto che gli stranieri sono pochi qui capita piuttosto spesso che giapponesi vengano a visitare la mia pagine dopo avere cercato stranieri nella regione. Ogni tanto poi ricevo anche e-mail da gente che vuole semplicemente scambiare e-mail, avere informazioni sulla Svizzera o che intende incontrarmi.
Ed è appunto proprio per questo che dovevo andare a Toyama; per incontrare una giapponese che era stata di recente in Australia e voleva parlare inglese con qualcuno con un livello più alto di quello dei giapponesi. Peccato però che ci siamo messi d’accordo per incontrarci la domenica 5 maggio, quando il 5 maggio era un mercoledì. Conclusione: io sono arrivato puntuale domenica alle 12.07 ma la ragazza mi aspettava di mercoledì…
Una volta capito il disguido ho quindi chiamato Emi, una giapponese che avevo conosciuto con la scuola quando avevamo incontrato studenti di francese, che abita anche lei a Toyama. Nonostante il disguido, quindi, sono comunque riuscito ad avere un piacevole giornata in ottima compagnia per le vie di Toyama. E ancora una volta poi ho avuto modo di praticare il giapponesi, visto che in pratica non abbiamo quasi mai usato il francese!

L’otoo-san (padre) durante la GW ha esposto i propri prodotti artistici a Nagoya, una delle più grosse città del Giappone, situata sulla costa est, tra Osaka e Tokyo. La okaa-san non era sicura se sarebbe andata a vedere la mostra visto che il viaggio e piuttosto lunghetto e non se la sentiva di guidare da sola. Mi sono quindi unito alla comitiva e ho anche approfittato per guidare per la prima volta in Giappone.
Guidare è molto più pericoloso di quanto si possa aspettarsi. I Giapponesi sono poco diligenti e molto distratti, cambiano spesso direzione inaspettatamente, sorpassano un po’ dove vogliono e non sono troppo sicuri di se stessi alla guida. Per fortuna perlomeno guidano anche molto lentamente e quindi, nonostante ci siano molti incidenti, i morti sono in genere abbastanza rari. In Giappone poi esistono regole molto severe riguardo ad alcol e droghe e per una birra sola è facile sborsare diverse migliaia di franchi o, se si esagera, anche finire in carcere. Quindi in genere gli incidenti riguardano disattenzioni e si risolvono con danni materiali.
Ci sono due cose interessanti riguardo alla guida in Giappone inoltre. In autostrada il limite è 80 km/h, ma vi sfido a trovare qualcuno che va a meno di 100 km/h. Si guida a sinistra, anche se non è questa la cosa interessante. Sui marciapiedi e nelle strade per biciclette si tiene in genere la destra, come anche in piscina.
L’esposizione era qualcosa di piccolo, ma comunque interessante. Ho potuto tra l’altro vedere per la prima volta per intero l’operato del otoo-san. A Nagoya ho poi anche incontrato una cugina di famiglia che ha studiato germanistica e, saputo che parlo anche tedesco, ha voluto incontrarmi per fare quattro chiacchiere in tedesco. Da quando sono in Giappone quindi ho già parlato italiano, inglese, francese e tedesco con giapponesi nati e cresciuti in Giappone, a conferma dell’amore dei giapponesi per l’Europa.

Martedì giornata molto impegnativa. A Kanazawa da un paio di anni a questa parte durante la GW si tiene un festival di musica classica. Una cosa in grande: durante i 3 giorni finali della GW si tengono centinaia di concerti con musicisti che vengono da ogni parte del mondo e giapponesi che arrivano dai quattro angoli per paese per ascoltare la loro musica. La stazione e l’adiacente nuovo centro concerti pullula di gente che va e viene, specie se si considera che durante la GW sono tutti in vacanza e a Kanazawa è l’evento principale.
Tema di quest’anno Chopin e i musicisti della generazione 1810. Nel piano sotterraneo delle stazione c’era l’area dedicata ai bambini dove tramite giochi e animazioni venivano introdotti al mondo della musica classica. Per fare ambiente serviva però qualcuno che vestisse i panni di Chopin, un europeo al meglio, indovinate chi? Nei 3 giorni di concerti, un giorno ciascuno, ognuno di noi 3 svizzeri ha fatto Chopin per un giorno. A me è toccato appunto martedì. Ho dovuto quindi passare un giorno intero a giocare con bambini e prendere foto con loro (per la felicità delle mamme…). Giornata molto bella; ma considerato che si protratta dalle 10 alle 16, molto pesante anche.
Mercoledì quindi giorno di riposo con gita in spiaggia per concludere con calma la GW.

Un saluto a tutti da Claudio alias Chopin!

PS: come al solito le (poche) foto QUI

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Scuola elementare, meditazione Zen e ben altro

maggio 1, 2010

Rieccomi!
Sono quasi due settimane che non scrivo, ma in effetti le novità non sono molte, visto che mi sono fermato un po’ con i viaggi interni, e penso quindi di riuscire a riassumere tutto in un “breve” post.

A scuola e in famiglia va tutto bene come al solito. A scuola abbiamo accelerato il passo e spesso i compiti riescono ad occuparmi per un intero pomeriggio. La cosa però è ancora decisamente sopportabile, anche perché oramai abbiamo già buone basi e imparare cose un po’ più avanzate è adesso solo una questione di studio e pratica.
Il Giapponese migliora, non in modo costante e non in tutte le forme, ma migliora pian piano, ed è questo che basta. Ci sono giorni che mi stupisco per riuscire a leggere senza dizionario una frase intera e ce ne sono altri che mi sembra di essere molto abile nel parlare. Poi ci sono giorni in cui non riconosco neanche un kanjii su mille (si fa per dire) e mi sembra di avere dimenticato tutte le espressioni parlate. Ma d’altra parte questo è un processo naturale quando si impara una lingua straniera.
L’unica cosa che ha contraddistinto un po’ queste settimane sono state le attività che abbiamo fatto con la scuola. Nell’ordine: calligrafia, creazione dell’Hanko personale, meditazione Zen, visita ad una scuola elementare e pittura della tazza.

Calligrafia
Interessante, anche se con le poche conoscenze di kanji (caratteri cinesi), un po’ difficile e molto riduttiva. In pratica si trattava di scrivere ideogrammi scelti (in maniera più o meno sensata) usando pennelli appositi, un po’ all’antica maniera. Ammesso che si ha davanti una copia ingrandita del carattere in questione la cosa può sembrare semplice. In realtà per scrivere un simbolo correttamente occorre seguire l’ordine corretto dei tratti e finalizzarli nel modo giusto. Anche se i maestri continuavano a dirci che siamo portati, visti i risultati io ne dubito seriamente…

Hanko personale
Avevo già scritto in un post precedente che in Giappone non si usa la firma per sottoscrivere i documenti importanti ma dei timbri che rappresentano il proprio cognome (o nome).
Vista la necessità di aprire un conto in banca e prendere un telefono già dopo poche settimane mi sono procurato (via internet) due timbri da poter utilizzare subito. Durante l’attività con la scuola abbiamo fatto in pratica lo stesso lavoro che hanno fatto per me le macchine quando ho dato l’OK per la comanda via internet. Ovvero ci siamo scalpiti da soli il nostro timbro personale da un pezzo di pietra particolare. Il lavoro è piuttosto semplice, visto che si tratta di incavare un solco in questo particolare sasso. Ne valeva decisamente la pena però, una volta nella sua scatoletta, il mio Hanko fa decisamente una bella figura; anche perché tra i giapponesi stessi ce ne sono ancora pochi che si fanno il timbro di mano propria.

Meditazione Zen
Dovendo fare una classifica alle attività finora fatte la meditazione Zen merita sicuramente il secondo posto (la prima classificata deve ancora arrivare…).
Con tutta la scuola ci siamo recati in uno dei molti tempi che si trovano salendo verso le montagne. Un monaco buddista (Australiano) ci ha accolti e in inglese ci ha spiegato tutte le fasi e lo scopo della meditazione Zen. Detto molto (molto) in breve si tratta di una forma di meditazione durante la quale si tenta di scacciare tutti i pensieri, un maniera da “svuotare” la mente e potere entrare in armonia con la natura. La si pratica seduti con le gambe incrociate una sopra l’altra e le mani unite a formare un cerchio. In pratica si deve raggiungere uno stato di dormiveglia in cui non si rimane impressionati da niente, ma la mente si immedesima nel mondo che ci circonda.
I monaci impiegano circa 5 anni prima di riuscire a raggiungere questo stato; ovvio quindi che con i 30 minuti che abbiamo fatto nessuno è lontanamente arrivato all’obbiettivo.
La cosa è stata comunque una delle cose più interessanti che ho fatto fino ad adesso in Giappone. Infatti, senza avere, raggiunto lo stato Zen, scacciando pensieri e preoccupazioni si arriva a scoprire le viscere della mente. Indubbiamente c’è molto di interessante da scoprire, anche se la cosa nasconde degli aspetti strani e a volte insospettati.
Vista l’esperienza del tutto particolare penso che ne approfitterò della permanenza in Giappone per approfondire quest’arte, anche se so bene che non sempre mantengo i buoni propositi.

Scuola elementare
Eccoci alla numero uno. Quando ho letto sul programma della settimana “visita ad una scuola elementare” non avrei immaginato una cosa del genere. Dai giapponesi ci si aspetta una visita formale in cui viene spiegato il sistema scolastico e si assiste ad una lezione seduti in fondo alla classe. Avevo forse dimenticato che alla scuola elementare ci vanno i bambini e che in tutto il mondo i bambini hanno poteri magici inaspettati.
All’arrivo alla scuola c’erano circa 200 bambini tra i 6 e 10 anni tutti vestiti in uniforme ad aspettarci. Alla vista del primo membro del gruppo hanno subito iniziato ad agitarsi ed urlare. Per entrare a scuola siamo passati tra due cordoni di bambini che urlavano, volevano darci la mano, correvano, salutavano in giapponese, in inglese, in francese,… Neanche un giocatore di calcio in rientro con la coppa del mondo riceverebbe un accoglienza simile e c’è da considerare il fatto che noi tutto sommato non abbiamo fatto niente per meritarcela.
Una volta entrati i maestri hanno fatto sedere i bambini in palestra in perfetto ordine per classe e sono iniziati diversi spettacoli di vario genere: ballo, canto, recitazione,…
Alla fine della cerimonia di benvenuto abbiamo ricevuto un quaderno ciascuno pieno di letterine che i bambini avevano scritto per noi. Io ne ho ricevute una ventina che ancora decifrare. In sostanza comunque tutte dicono all’incirca:
“Claudio lo svizzero, benvenuto nella nostra scuola. Siamo molto contenti che sei venuto a trovarci e speriamo che la nostra scuola ti piaccia. Penso che il paese da dove vieni è molto bello.”
Poi ognuno ha scritto qualcosa di se; cosa piace e cosa non piace, cosa vuole fare da grande,…
Tutte le letterine sono ornate da disegni (per lo più formaggio e montagne) e da bandiere della Svizzera e del Giappone.
Ricevute le lettere siamo stati a diverse classi per svolgere delle attività con i bambini. Da questo momento fino alla fine della giornata sono stato costantemente circondato da non meno di 10 bambini. Ognuno voleva prendermi un braccio, farmi vedere questo quello, dirmi una cosa, chiederne un’altra,… bellissimo!
La mia attività erano gli origami. I bambini sono stati gentilissimi a spiegarmi passo per passo come fare il mio cigno, e quando mi perdevo c’era sempre qualcuno che mi rispiegava o controllava se avevo fatto giusto il passaggio prima.
È stato veramente un pomeriggio stupendo. È bello vedere come i bambini, anche in un paese come il Giappone dove la gente è molto riservata, si lasciano andare e non hanno questo blocco culturale che spesso rende i giapponesi esageratamente formali.
Per concludere in bene la giornata il direttore non si è accorto che non c’erano bus per tornare. Dopo avere panicato per 10 minuti ha ordinato ai maestri di accompagnarci alla scuola in auto private (la cosa sembra evidente, ma c’era la nostra scuola al completo alla visita; circa 30 persone quindi…). In 2 minuti c’erano 10 auto in perfetta fila di fronte alla fermata del bus: questo è il Giappone; un macello in qualche modo ordinato ed educato (e questo l’ho anche capito dai bambini)!

Tazza da tè
Attività conclusiva la pittura della tazza da tè. Credevo qualcosa di molto complicato con mille colori e cento pennellini; invece si trattava di immergere la tazza in secchi di vernice in maniera da dare un colore alla parte interna ed un altro alla parte esterna. Niente di sbalorditivo quindi. Comunque divertente. Le tazze ora devono asciugare. Le foto arriveranno con il prossimo post.

Per concludere in bellezza, un particolare che ho notato questa settimana in piscina. Alla fine della lezione di nuoto avevo notato che i bambini si mettono in fila a bordo vasca e si inchinano. Non mi sono mai preoccupati di guardare da che parte lo facevano, anche perché davo per scontato che l’inchino fosse alla maestra. Invece gli inchini sono due: il secondo alla maestra, il primo alla piscina…
Ho poi notato che molta gente entrando in piscina fa un inchino. Il perché non l’ho ancora chiesto, ma penso che sia una sorta di ringraziamento.

Dal paese delle meraviglie,
Feli

PS: le foto come al solito QUI