Il Giappone di sempre; rieccomi!

novembre 24, 2011

Ciao a tutti!
Mattinata freschina a Fukuoka. Un po’ timidamente il sole cerca di farsi capolino tra le nuvole che nella notte ventosa si sono sparse come pecorelle smarrite nel profondo blu del cielo. Le fini pareti di camera mia mi consentono di sentire bene il traffico della strada poco distante. È ormai evidente che l’ora di punta è passata e lo si capisce facilmente dal rumore breve che fanno le auto che passano in velocità, senza dovere rimanere incolonnate al semaforo dell’angolo dietro casa. Si sentono anche bene i commenti dei passanti. A quest’ora del giorno per lo più cortesi e formali, forse gente in giro per lavoro, in tarda serata si fanno spazio risate e grida di gente ubriaca che tenta di tornare a casa. Kim (il suo soprannome, poco giapponese in effetti, il nome vero sarebbe Yuko) è già andata al lavoro, sono le 10 passate d’altra parte… Joyce invece è in camera sua a studiare. Settimana prossima ci sarà l’esame di giapponese per stranieri e, nonostante se la cavi molto bene ed essendo taiwanese è avvantaggiata nella comprensione degli ideogrammi, anche lei ha bisogno di studiare. Joyce è la mia sola e unica compagnia di classe nella scuola di giapponese dove lavora Kim. È una delle poche scuole che conosco (se non la prima che sento) che offre la possibilità di condividere appartamenti con giapponesi durante il periodo di studio. Un modo carino ed economico per riadattarmi allo stile di vita giapponese, visto che tra breve mi toccherà cercarmi un appartamento.
Molti già lo sanno e qualcuno l’ha evidentemente capito: sì, sono a Fukuoka (isola Kyushu, arcipelago giapponese), sono tornato insomma!

Ancora poco meno di 3 settimane di scuola a Fukuoka e poi inizierò a lavorare alla “vecchia” Mitsubishi-denki (Electric) di Amagasaki (10 minuti di treno da Osaka). Ho deciso di fare 3 settimane di scuola prima di iniziare il lavoro così da potermi riabituare alla società giapponese e riprendere e ulteriormente raffinare il mio giapponese. In questa settimana seguo un corso di lingua generale e a partire dalla prossima studierò lingua ed usanze del mondo lavorativo giapponese. Con un po’ di stupore in questa settimana sono stato piazzato nella classe più difficile, insieme a Joyce che settimana prossima affronterà l’esame del livello N2 (giapponese avanzato). In effetti noto che nella lettura faccio ancora molta fatica (anche se in effetti leggere articoli di giornale non è proprio evidente e ogni tanto anche le insegnanti sono in dubbio sulla lettura di qualche ideogramma), ma nel parlato me la cavo abbastanza egregiamente (specie pensando che alla fine ho vissuto solo un anno in Giappone). Anche qui a casa, nonostante tutti e 3 parliamo bene inglese, la lingua franca è il giapponese e, tranne quando si entra in discorsi complicati, in generale non ho grandi problemi.

Penso che sia proprio a causa dalla lingua che l’arrivo (o meglio il ritorno) in Giappone sia stato così soffice e delicato al punto tale che non mi sembra quasi neanche di essere in un paese tanto lontano e diverso. In effetti il mio più grande stupore all’arrivo in aeroporto e nei primi giorni è stato quello di non essere stupito. È vero che tutto sommato non è la prima volta che vengo qui e capire la lingua fa tanto, ma non avrei mai immaginato che questo posto così diverso potesse avere un’aria così familiare. Penso che i 6 mesi in Europa mi abbiano fatto veramente bene. Ci vuole tempo a capire ed assimilare una cultura come quella giapponese così diversa dalla nostra e quando ci si è dentro immersi fino al collo è difficile trovare del tempo per riflettere e per giudicare da un punto di vista neutrale svolgendo una critica costruttiva. In Europa trovandomi a “casa” (sì, ormai casa mia è l’Europa intera…) ho avuto modo di osservare e riflettere. Osservare che in effetti molti atteggiamenti che ho sempre ritenuto strani dei giapponesi si ritrovano in molte usanze che alle nostre latitudini sono più che normali. Ho notato come i miei dubbi e le mie perplessità nell’iniziare il lavoro in Giappone non fossero tanto legate alla cultura ma quanto al mondo del lavoro nelle grandi compagnie.
Insomma; tornando a est mi sembra tutto così normale che mi viene da chiedermi se questa sensazione stessa sia poi veramente normale (scusate il gioco di parole).

Inoltre, c’è un interessante aspetto nella percezione dell’io in rapporto a società e culture di cui non avevo mai sospettato. Chi mi ha incontrato subito dopo i vari rientri in Svizzera e gli altrettanti vari rientri in Giappone ha sempre detto che sono quello di sempre. Stessa personalità, stesso carattere, con magari qualche variazione, più nella forma che nella sostanza a causa di dieta e abitudini culinarie. Eppure all’arrivo in Giappone avevo un’altra percezione dell’io, come se internamente ci fosse stato un bottone che sia stato commutato su “modalità nipponica” per consentirmi un migliore adattamento alle condizioni esterne. Ripensandoci alla fine non è niente di nuovo, anche Calvino, seppur non negli stessi termini e nello stesso modo, sosteneva che non esiste un unico io, ma un’infinità e più precisamente “uno, nessuno o centomila”. Quello che non avrei mai immaginato però è che il passaggio tra due “me” potesse essere una sensazione tanto strana ma piacevole.

Va beh, basta parlare di me e vediamo di raccontare un po’ di questo paese di cui tanto si parla ultimamente. Radiazioni, cibo contaminato, terre abbandonate, crisi,… Insomma quando si cita il Giappone ultimamente sono questi i termini che vengono usati in maniera più ricorrente. Eppure se devo dire la verità a me non sembra proprio cambiato questo posto. Qualche piccolezza forse, ma in meglio. Mi trovo nell’estremo sud, è vero, lontano (molto lontano) da Fukushima e tutto il Tohoku (nord-est), ma il Giappone è un paese culturalmente molto unito e tutto sommato uniforme (so che chi conosce bene il Giappone potrebbe criticare l’uso di “uniforme” ma penso che l’uso sia legittimo se comparato alle dispute interne nei vari paesi europei) e quindi cambiamenti in un luogo hanno abbastanza facilmente conseguenza anche in luoghi più lontani.
Per quanto riguarda le radiazioni devo attenermi ai valori ufficiali e le migliaia di misure indipendenti reperibili su internet. Positivo il fatto che misure ufficiali governative e misure indipendenti coincidono, dando così credito al governo. Per quanto riguarda i valori, se il mio titolo di ingegnere nucleare non mi inganna, siamo decisamente sotto la soglia di allarme e tranne che per le zone nell’area di evacuazione si rilevano valori praticamente riconducibile alla radiazione naturale di base.
Per la contaminazione alimentare devo rifarmi ad un ottimo blog in lingua italiana (UnicoLab) che dall’inizio della crisi di Fukushima scrive articoli prettamente scientifici allo scopo informativo circa stato delle cose progressi e pericoli. Probabilmente il migliore blog in rete per capire esattamente che cosa è successo e che cosa sta succedendo senza commenti o opinioni personali scritto da gente seria con il solo intento di informare.
Come dicevo questo blog tiene aggiornato un database con gli alimenti controllati e la regione di origine e fino ad adesso quasi tutti gli alimenti sono risultati negativi ai controlli. Eccezion fatta per qualche fungo e alimento particolare raccolto nelle zone poco distanti da Fukushima Dai-ichi.
Insomma sono al sicuro (cosa che peraltro sapevo già bene prima di partire…).

Scusate un post poco vagabondo e con poche descrizioni delle particolari usanze giapponesi, ma in 3 giorni non ho niente di particolare da riferire… Ora se non vi offendete vi lascio per degli squisiti Hakata-ramen! Era da circa 6 mesi che aspettavo questo momento… slurp!

A presto, mata-ne!
Feli-san

Annunci