Freddo…


C’è una domanda che mi viene chiesta ogni volta che dico di essere svizzero: “Ah, sei svizzero… Deve fare freddo in Svizzera, vero?”. La risposta che do in questo periodo dell’anno è chiara e concisa: “Noooooo!”.

Eppure cercando veloce  su internet è subito fatto confrontare i dati delle città svizzere con quelle giapponesi e scoprire che in effetti la Svizzera è più fredda del Giappone. Sfogliando velocemente i dati meteorologici di Zurigo e Osaka nei mesi di gennaio e febbraio si nota una differenza di circa 6°C (Zurigo con una temperatura media di poco sotto lo zero e Osaka circa 6°C).

Ma allora che cosa mi porta a dire che il Giappone sia più freddo della Svizzera? La risposta è principalmente una: i riscaldamenti in casa.
A molti potrà sembrare strano che in un paese come il Giappone che viene visto come un paese altamente tecnologico e avanzato mancano i riscaldamenti in casa, ma invece è purtroppo così. Il classico riscaldamento a serpentina posto sotto la finestra e riscaldato con acqua calda dalla caldaia in cantina non esiste in Giappone. L’unica regione che può permettersi un sistema di riscaldamento simile è Hokkaido, isola più a nord, dove le temperature raggiungono anche -20°C e quindi vivere senza un sistema di riscaldamento centrale sarebbe impossibile.
Nel resto del Giappone si sopravvive senza riscaldamento. Ma come si vive allora?

Molti nelle giornate più fredde decidono di utilizzare i condizionatori d’aria (presenti ovunque in Giappone ed essenziali d’estate), che, nella modalità inversa, possono scaldare l’aria anziché raffreddarla, ma, oltre ad essere un enorme spreco energetico, l’aria viene essiccata e il rischio è quello di svegliarsi la mattina con il mal di gola.
Un’altra possibilità molto diffusa sono le stufette a petrolio. Viva il risparmio energetico e l’ecologia, ancora una volta… In pratica sono stufette portatili alimentate a petrolio (o cherosene, non so di preciso che cosa brucino) che viene bruciato all’interno per scaldare i locali. Forse è necessario ripetere il concetto: petrolio viene bruciato all’interno di un locale per scaldare lo stesso. Ci sono due punti abbastanza eloquenti a riguardo.
Primo: per quanto ecologici e super-sofisticati possano essere gli apparecchi in questione si tratta comunque di respirare i gas nocivi derivanti dalla combustione del petrolio. Inoltre le lezioni di chimica mi ricordano che una combustione avviene in presenza di ossigeno e ha come prodotto l’anidride carbonica. In breve se utilizzate troppo a lungo le stufette finiscono col ridurre il contenuto di ossigeno del locale con conseguente rischio soffocamento. Il rischio in realtà in Giappone non esiste perché le case sono così mal isolate che c’è sempre uno spiffero di aria che entra a fare da ricambio. Nonostante ciò i produttori di stufette consigliano sempre di arieggiare completamente il locale ogni 30 minuti circa. Insomma; quando finalmente il locale è riscaldato è necessario arieggiarlo; viva il risparmio energetico, ancora una volta.
Secondo punto circa le stufette a petrolio: molte delle case giapponesi sono tuttora costruite in legno e hanno il pavimento in tatami (piante di riso essiccate e allineate per formare una sorta di “tappeto”, come paglia in breve). È necessario che spieghi in dettaglio che cosa mi preoccupa nella combinazione petrolio-legna-paglia? Per chi non l’avesse ancora capito propongo di chiedere alla centrale dei pompieri più vicina.

Ma il modo che preferisco per combattere il freddo è il kotatsu. Il kotatsu è una sorta di tavolino con annessa una coperta sotto il quale è posto un piccolo riscaldamento (consiglio di cercare qualche foto su internet per capire meglio di cosa si tratta). Quando ci si siede al tavolo si mettono le gambe sotto la coperta e si accende il piccolo riscaldamento. Anche se il locale resta di per sé freddo è possibile mangiare con calma e fare quattro chiacchiere senza pensare il freddo circostante. Al momento vivo in una casa condivisa in cui siamo in 7 e il salotto, dove è posto il kotatsu, è l’unico posto dove è sempre possibile trovare qualcuno. Si mangia assieme, si chiacchiera, si guarda la tele e si beve. Non è raro trovare qualcuno al mattino che, assopito dal calduccio e magari qualche bicchiere di troppo, rimane vittima del tepore del kotatsu. Un modo molto sociale e amichevole per trovare compagnia e un po’ di caldo nei freddi mesi invernali.

Un ultimo trucco contro il freddo delle case giapponesi è il bagno. Quando ci si immerge nell’acqua calda per mezz’oretta non si sente il freddo per la mezz’oretta che segue. È quindi possibile mettersi sotto le coperte (congelate) camminando sui pavimenti (congelati) senza notale il fatto che la biancheria stesa stia iniziando a congelare.
Le case giapponesi possono mancare di riscaldamento, lavatrice, lavastoviglie e molte altre cose, ma l’unica cosa che non mancherà mai è l’acqua calda. Una misera soddisfazione…

Inutile dire che il risveglio al mattino mi ricorda i film di guerra in cui le truppe tedesche si muovono verso la Russia e finiscono per morire assiderate. In genere dormo con un training pesante, la cuffia e due paia di calze. Ho anche considerato l’ipotesi di dormire con la tuta da sci nel caso le temperature dovessero ulteriormente scendere ma fino adesso non sembra essere il caso.
Al risveglio le temperature in camera oscillano tra i 0.4°C (record stabilito venerdì mattina) e i 5°C circa. Uscire dalle coperte e mettersi i vestiti ghiacciati e il primo dei molti shock termici della giornata. Prendo il pane e la marmellata (che conservo in camera visto che è freddo quanto il frigorifero) e corro direzione salotto dove mi aspetta il caldo kotatsu. I miei coinquilini sono già lì. Bene, almeno il kotatsu è già caldo e pronto ad ospitare le mie gambe in cerca di tepore. “Ben svegliato, fa freddo…” mi dicono. “Ben svegliati, porca (biiit) fa freddo sì” aggiungo. Le conversazioni sul freddo continueranno fino alle 9 di mattina circa. Esco dal kotatsu per lavare i piatti che ho usato e arriva il secondo shock termico. Di fretta mi lavo i denti (sempre in salotto). Mi vesto (leggero shock termico provocato dalla giacca congelata) ed esco di casa notando come la temperature interna ed esterna siano identiche.
Arrivato al lavoro si sussegue il coro dei colleghi: “Fa freddo” inizia il primo, “Fa freddo sì” aggiunge il secondo. “A Sanda nevicava” precisa un terzo, “Deve fare freddo allora” constatano gli altri. “A Osaka fa freddo pure lì?” chiede un altro. “Ovvio che fa freddo” rispondo. “Eppure sei svizzero, dovresti essere abituato…”; ecco, è in questo preciso istante mi sforzo a rimanere cordiale ed evito un “no” secco che sarebbe lo sfogo di tutti gli shock termici del mattino. Con il sorriso e una sforzata cordialità preciso: “In Svizzera farà freddo fuori, ma almeno è caldo in casa”. In quel momento arriva un altro collega che, dopo aver salutato aggiunge: “Fa freddo”, e tutta la conversazione re-inizia da zero.

È dal salotto, con le gambe sotto il kotatsu, che vi scrivo e da qui vi saluto, sperando che la biancheria nella lavatrice non si sia congelata…

Un caloroso saluto 😉
Claudio

[link tecnico]

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5 Responses to Freddo…

  1. Anonimo ha detto:

    Feliiiiiiii! la risposta é siiiii! fa freddissimo! -15 gradi oggi a zh!!! fai il bravo!
    ps: da quando sei andato via tu qui non si nuota più!!!!
    Ciaociao
    Fania

    • celifani ha detto:

      Quando io mi riferivo al freddo mi riferivo alla temperatura in camera… Non so quale sia peggio: se -15 fuori o 0 dentro 😉
      Va beh, nel frattempo mi sono abituato comunque.

      Strano, non l’avrei mai detto! Io ho ripreso a ritmi un po’ animali. Mercoledì scorso 5.5 km con serie centrale a 1’35”. Questa settimana mi informo se posso entrare a fare parte dei master giapponesi. A maggio ci sono i campionati master ad Osaka e potrei ambire ad un podio (se non vittoria) nei 100 e 200 rana 😉

  2. la chiari ha detto:

    claudiooo, che bello leggerti! non sapevo avessi ripreso a popolare il blog con i tuoi bei racconti. me li sono letti tutti d’un fiato. GRANDE! quando arriverà il tuo primo libro?;)
    comunque… sappi che ti capisco, anch’io ho avuto la stessa identica esperienza in argentina (con tanto di uso di riscaldamento al kerosene!!!). e pure io continuavo a ripetere che non avevo mai avuto così tanto freddo come in arge!!!
    dai dai, tieni duro, stringi i denti, che l’inverno passerà presto.
    stai bene, caro amico.
    un abrazo calentio desde suiza (ahimé, sono tornata!!)

    • celifani ha detto:

      Grazie mille Chiaretta. Immagino che faccia piacere leggere di viaggi e esperienze interculturali una volta rientrati in patria.
      Il libro… È un piccolo sogno nel cassetto, ma non al momento non saprei né su cosa né come scriverlo. Devo leggere e scrivere di più. Ci vorranno ancora anni, ma spero che non rimanga solo un sogno e soprattutto che non svanisca.
      Più ne parlo con la gente e più sembra evidente che è in Europa che siamo viziati, non il resto del mondo che è arretrato.
      Qua fa ancora freddo ma già si sente l’arrivo della primavera. Ed in genere in Giappone la fioritura dei ciliegi (sakura) basta a fare dimenticare tutte le pene patite in inverno.
      Tornata?!? Avevi dimenticato un paio di calze e sei giusto passata prenderle, vero?!
      Ahimé, capita…

  3. Velia ha detto:

    Ciao sono in Giappone e sto congelando, così mi sono messa a cercare Su internet qualche rimedio efficace 🙂 Credo che domani comprerò una tuta da sci!!!!! 😉

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