Senkaku/Diaoyu: la mia modestissima opinione

novembre 13, 2012

Dopo una lunga pausa in cui avevo quasi pensato di lasciare perdere il blog per mancanza di tempo e sempre meno entusiasmo,  in parte dovuto al fatto che essendomi abituato alla vita a queste latitudini mi sembra ormai tutto normale, ho deciso che il tempo lo si trova (ed in effetti al lavoro ne ho parecchio a disposizione, non che sia qualcosa di cui mi vanti, anzi…) e per l’entusiasmo basta cavalcare l’onda nei momenti di ispirazione.

Questa volta decido di addentrarmi in un ramo per me piuttosto nuovo nei miei post ed un ramo in cui in realtà non posso reputarmi ne troppo esperto e forse neppure sufficientemente navigato. Stiamo parlando di politica. In genere preferisco leggere di politica visto che sono poco capace nell’argomentare le mie idee e spesso finisco per essere malinteso. Ma per una volta ho deciso di tentare. La ragione che mi spinge a farlo è che questa volta ho un tema su cui posso avere un’opinione piuttosto convinta e conoscenze almeno minime nel ramo. Inoltre voglio contribuire con la mia opinione su un tema di cui ultimamente si è parlato tanto: le temutissime isole Senkaku (Diaoyu in cinese per par condicio).
Per chi è poco informato sui fatto spiego brevemente che si tratta di un gruppo di isole (una relativamente grande, anche se parliamo di qualche km quadrato di superficie) e qualche scoglio di dimensione irrilevante. A renderle famose è la loro posizione geografica essendo che si trovano vicine a Giappone, Taiwan e Cina.  Vista quindi la vicinanza geografica e la non chiara riconoscenza internazionale tutti i paesi fanno valere il diritto di appartenenza.

Ma passiamo ora ad un’analisi un po’ dettagliata. Da un punto di vista geografico e piuttosto difficile chiarire a quale paese siano vicine le isole. A livello chilometrico distano ad una distanza circa uguale sia dal Giappone che da Taiwan. Dando uno sguardo sulla cartina risulta però evidente che il territorio giapponese più vicino solo delle isolette sperdute che distano a loro volta centinaia di chilometri dalle isole principali che formano l’arcipelago giapponese. Per quanto riguarda Taiwan invece c’è una distanza di un centinaio di chilometri dall’isola principale su cui è basato il governo. Discorso invece diverso per la Cina che è un po’ più distante ma che ritiene Taiwan parte del suo territorio e quindi tecnicamente vicina alle isole. Da un punto di vista geografico risulta quindi difficile chiarire che sia il paese a cui spetterebbero questi “quattro scogli”. Va aggiunto, per aiutare la comprensione, che il Giappone è un arcipelago formato da diverse migliaia di isole molte di quali inabitate e fondamentalmente semplici scogli in mezzo al mare. Al fine di mantenere la propria sovranità in luoghi tutto sommato lontani dalle isole principali esistono addirittura isolette sperdute che sono state protette con muri rinforzati per evitare l’erosione del mare (se il mare arriva a coprire permanentemente un’isola il paese sovrano arriva a perdere i diritti sulle acque circostanti).
Il territorio giapponese è quindi molto più vasto delle quattro isole principali che appaiono a prima vista a chi guarda la cartina. Esistono isole in pieno Pacifico che sono considerate territorio giapponese solo perché esiste una successione di isolette che legano quell’isola dispersa con le principali dove risiede il popolo giapponese. Anche da un punto di vista geografico quindi, in un’area così vasta e piena di scogli sparsi,  diventa difficile chiarire cosa appartiene a chi.

Per quel che riguarda la storia anche qui le opinioni divergono in modo inconciliabile. Non sto ad elencare tutti i punti anche perché liste riassuntive e cronologiche sono trovabili facilmente su internet. Sta di fatto che i cinesi ritengono che la prima citazione letteraria si riferisce al nome cinese mentre invece i giapponesi ritengono di avere un antico giornale cinese in cui viene usato il nome giapponese (Taiwan dal lato storico non ha molta voce in capitolo essendo un territorio “ribelle” alla Cina e di relativamente giovane formazione).
È possibile che sui i dettagli mi sbaglio, ma il succo della faccenda è che ultimamente da entrambi la parti appaiono spesso nuove fonti che provano che le isole erano indicate con il nome cinese e/o giapponese in un dato periodo storico.
Per quanto riguarda la storia recente le isole erano state usate dai giapponesi per un breve periodo nell’inizio del 1900 per la preparazione del katsuoboshi (un ingrediente usato nella cucina giapponese). Resti del porto e muri delle case sono ancora in vista come ben fanno notare i nazionalisti giapponesi.
Le isole (e l’intero territorio giapponese) sono state sotto il controllo statunitense dopo la resa del Giappone nella seconda guerra mondiale e durante tutto il territorio di occupazione. Finito il periodo di occupazione gli Stati Uniti hanno riconcesso al governo giapponese la piena autorità sul territorio che teoricamente comprendeva anche le isole. Ma anche qui le cose non sono chiare e c’è una certa incongruenza con trattati firmati in precedenza, prima del periodo di occupazione.
[Per dettagli in quest’ultima sezione suggerisco un’occhiata su wikipedia, molto più dettagliata e autorevole a riguardo]
Insomma, anche storicamente ogni parte ha un certo numero di documenti e trattati da far valere e non è veramente possibile stabilire che abbia ragione e anche quel giorno che un tribunale indipendente dovesse farlo il problema non si può di certo ritenere risolto.

Ma lo scopo di questo post non era quello di fornire una descrizione dettagliata della geografia e i vari trattati che regolano l’appartenenza ma piuttosto di dare una mia opinione sulla faccenda in generale. Bisogna quindi arrivare al nocciolo della faccenda e spiegare per quale ragione si è arrivati a litigare sulle isole proprio adesso.

Formalmente le isole appartenevano ad una famiglia giapponese che ne riteneva di deteneva ufficialmente il possesso. Nonostante ovviamente la cosa non stesse bene ad entrambe Cina e Taiwan, nel passato non ci sono stati scontri di dimensioni paragonabili a quelli di quest’anno. In qualche occasione navi cinesi o taiwanesi hanno invaso le acque “giapponesi” delle isole portando a tensioni tra i paesi, ma il tutto si è sempre risolto con qualche settimana di scontri diplomatici.
In breve quindi da sempre c’è tensione intorno alle isole ma nessuno ha mai veramente osato fare una mossa militare o diplomatica per prendere una posizione a riguardo. Nessuno fino a quando il governatore di Tokyo, noto radicale nazionalista, ha proposto di comprarle al proprietario privato e renderle territorio statale in modo da solidificare la sovranità. La proposta ha suscitato una polemica anche in virtù del fatto che il governo centrale si è dimostrato incapace di gestire un governatore teoricamente inferiore per poteri. In vista di una svolta politica e per dimostrare la propria forza e capacità politica il primo ministro Noda si è quindi “visto costretto” a comprare le isole a nome del governo centrale. I soldi utilizzati ovviamente pubblici (quelli delle mie tasse per intenderci…).

Ragione ufficiale per giustificare l’acquisto: rafforzare lo status di appartenenza ma soprattutto evitare che in futuro possano esserci ulteriori cambi di proprietà che possano di nuovo sfociare in situazioni di tensione e imbarazzo simili. Ragioni secondarie (ma ripetute in eterno) il probabile giacimento e le risorse ittiche.

Tralasciando l’umiliante incapacità con cui il governo centrale ha gestito il caso,  il mio punto è il seguente: un nazionalista per amor di patria decide di assicurarsi delle isole che secondo una rapporto del 1969 sono ricche di petrolio e gas e abbondanti in risorse idriche.

Quel rapporto che parla di gas e petrolio non è mai stato confermato e stime recenti sembrano indicare che il valore delle risorse sia tutto sommato irrisorio. Per fare un parallelismo con la storia recente esiste un rapporto stilato dal servizio segreto statunitense che parlava di armi di distruzione di massa in Iraq. Non vado oltre visto che è risaputo come sono finite le cose (per completezza aggiungo però che quelle armi non furono mai trovate). Insomma questa enorme ricchezza energetica è fortemente dubbia e nessuno conosce veramente il vero valore del giacimento (sempre che veramente esista).

Pesci. Si sa che ai giapponesi piace il pesce e che ne mangiano parecchio. Si potrebbe quindi così spiegare il bisogno di impossessarsi di territori di pesca. Si potrebbe. Peccato per il fatto che la popolazione giapponese sia in continua diminuzione e con il passare degli anni scenderà sempre più velocemente. Va inoltre aggiunto che l’alimentazione a base di pesce stia pian pian svanendo e, soprattutto tra i giovani, la carne è sempre più in voga. Entrambi i fatti sono quindi incoerenti con il bisogno di assicurarsi una risorsa idrica del tutto irrisoria e paragonata alla superficie dell’intero arcipelago giapponese.

Nessun grande guadagno quindi e anche nella peggiore delle ipotesi nessuna grande perdita. Perdita invece enorme quella che l’economia sta subendo a causa del deterioramento nelle relazioni con la Cina. Era ovvio, evidente che una manovra del genere avrebbe provocato grandi reazioni da parte della Cina. Episodi meno significanti avevano provocato già moderate reazioni in passato. Era facilmente prevedibile che un gesto del genere avrebbe infuriato la Cina. Ora, visto che la situazione diplomatica tra i due paesi era relativamente buona, che senso ha provocare un danno così grosso all’economia giapponese in momento così critico per essa? I nazionalisti che tanto amore hanno per la loro patria non hanno pensato che un gesto tanto inutile da un punto di vista geo-politico avrebbe avuto effetti nefasti sull’economia?

Il motto attuale di quelli che hanno attuato la manovra è accusare la Cina di un’eccessiva reazione e giustificarsi con i propri cittadini dicendo che una tale reazione era imprevedibile. Davvero? Si attacca uno stato in pieno sviluppo economico e con pretese territoriali in altre zone dell’Asia e perdi più un paese che in precedenza si era colonizzato e prova rimorso per ciò. Si può davvero pensare che non ci sia nessuna reazione? Io penso invece che era facilmente prevedibile.

Ora per colpa di questa inutile mossa politico-diplomatica l’economia giapponese soffre in un periodo già difficile. A chi appartengono le isole? Più che dare una risposta bisognerebbe chiedersi se ha senso porsi la domanda. È tanto importante litigare su un tema del genere quando i belligeranti sono due potenze asiatiche. Anni di relazioni diplomatiche, culturali ed economiche buttati al vento per una semplice e inutile domanda. A chi appartengono le isole? Devo dare una risposta: alla Mongolia. Personale simpatia per uno stato senza mare ed isole e non c’è da preoccuparsi per legami geografici e storici, qualche documento salterà fuori ben cercando.

Stanco vado a letto senza rileggere e mi scuso per eventuali errori di ortografia,
Feli-san

PS: trattandosi di un’opinione personale sono apertissimo ad eventuali critiche e/o commenti. A riguardo è ovviamente possibile fare un commento.

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